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italiano perchè non adatto ad altre lingue. A parte che lo stesso Vegezzi

espose in Roma alla Mostra stenografica 4

saggi di applicazione del suo si–

stema alla lingua francese colla relativa traduzione in caratteri italiani,

il

Giuri si. limita a ritorcere l' argomento addotto. Posto che la Stenografia è di–

retta a riprodurre in forma visibile

la

parola pronunziata , e posto che la

parola in

tutte le lingue del mondo

non è che

il

risultato dell' emissione di uno

o più suoni riunit i, non si sa

il

perchè ogni idioma dovrebbe avere una ste–

nografia speciale. Un sistema stenografico è tanto più pregevole quanto più

è universale.

Nonostante è da lodare la perseveranza ed il disinteresse coi quali il

sig. Vegezzi intende a diffondere la stenografia in Bergamo ed a richiamare

l'attenzione del pubblico su un' arte da gran tempo negle tta.

Circa al sistema Pitman ,

il

saggio

offerto

dal sig . Francini fu rit enuto

affatto insufficiente per un giudizio adeguato da parte del giurì.

Chiunque apprezzi il nobile còmpito che si prefigge la scrittura steno–

grafica di Gabelsberger in Italia, ed osserva le pubblicazioni periodiche e

didattiche che si fanno in caratteri stenografici per uso delle scuole speciali

e di tutti i cultori 'si augura di certo che possano in tempo non breve

applicarsi alla scrit tura stenografica i tipi mobili, i quali le darebbero mag–

giore c più proficua uniformità e toglierebbero di mezzo

i

molti inconvenienti

che si presentano a quanti si valgono della litografia , non sempre precisa

nel riprodurre le autografie piene di tratti così minu ti come si usano nel

sistema Gabelsberger Noé.

Il signor tenente Giuseppe Cavalli. colla proposta applicazione dei

tipi

mobili,

certo non ha conseg uita la perfezione, e la sua opera non può im–

mediatamente giovare alla stenografia, ma l' eg reg io Autore riuscirà a rag–

giung ere il suo intento, se persisterà colla sua ferrea volontà ed amorevole

sollecitudine ad occuparsi dell' ingegnoso sagg io che gli costa non poco tempo

e danaro .

Ed ora parliamo delle macchine stenog rafiche . La prima

è

del Cav. Giu–

seppe Michela, che si vale di una tasti era per imprimere su un rotolo di carta,

con segni grafici istantanei e sincromatici, qualsiasi parola.

È

mirabile per la

sua semplicità e con un cong eg no a'utomotore raccog lie , senza che le mani

abbiano a muoversi dal loro posto, 'og ni discorso pronunciato anche dall'ora–

tore più facondo. Esige soltanto molta agilità ed esperienza "nel servirsene,

ma raggiunge pienamente lo scopo come un buon sistema di sten og rafia.

La seconda

è

dell' Avv. Isidoro Maggi. Il suo clavigrafo agisce pure a mezzo

di una tastiera su una strisciolina di carta, la quale si avanza aut omat ica–

mente appena riprodotto il segno. Per quanto ingegnoso sia il meccanismo,

il movimento della tastiera e la riproduzione delle lettere non avvengono

con sufficiente celerità.