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Taddei venerandi veterani degli studiosi di Ragioneria in Italia, quelle di
G. Cerboni, di G. Massa e V. Gitti, di G. Rossi, di G. Marchesini, di L. Paolini,
di F. Bonalumi, di V. Armuzzi, di P. d'Alvise, di E. Mondini, di C. Rosati,
di G. Audiffredi, di G. Moreali, di
E.
Morelli, di
E.
Pisani, di E. Ravenna, di
E. Lironcurti, di
E.
Tosetti, di U. Montani e di molti altri. Non può dirsi per–
tanto' che eziandio in questa parte la Mostra non sia riuscita .veramente no–
tabil e. Anche quì si fa palese il primato che l'Italia tiene nell'arte e negli
studi di Ragioneria. Ma se si bada a molt i lavori esposti dai giovani, .non pare
che l'indirizzo che hanno preso in gen erale questi studi sia
il
più espediente
alloro progresso verace ed assiduo. La folla degli scrittori si mostra in g ran
parte ignara di quanto si è scritto prima di loro in Italia e soprat utto di
quanto si
è
scritto fuori, ignara o quasi delle scienze con cui la Ragioneria
ha strette attinenze e ignara infine della vita reale delle aziende e dello svol–
gersi deg li affari nei commerci e nelle industrie. In luogo di studiare quello
che nelle varie aziende e nei vari affari si fece e si fa per diffondere poi la
notiz ia delle pratiche riconosciute laudabili, e per trarne norme razionali di
espediente applicazione, i più si limitano a dire in qual che modo di questo
o quel metodo di scrittura di questo o quel procedimento supponendoli ap–
plicabili indifferentemente a tu tt e le aziende e a tutti i casi. Così g li studi
sono assai lontani dal seguire quel metodo veramente sperimentale per cui
soltanto può rendersi possibile incremento vero e progr essivo. Abbondano gli
imitatori che nulla dicono di nuovo e di buono e non fanno che ripetere
male quanto altri disse; abbondano coloro che senza misura e senza critica
seria, con linguaggio pomposo e immodesto, lodano o biasimano l'op era che
costò ad altri anni di ricerche e di fatiche; abbondano anche i compilatori
impreparati di libri di testo per le scuole. E questo è
il
guaio maggiore,
perchè un testo poco buono può nuocere assai più che una cattiva opera di
critica. Vorremmo che per l'avvenire i giovani si persuadessero che non si
può acquistare fama vera senza molta fatica; che è immodestia e peggio
sentenziare senza lunga preparazione, che negli scritti di Ragioneria più che
in quelli delle altre materie, si deve serbare quella serietà, moderazione e
modestia di ling uagg io, da cui i veri scienziati non si dipartono mai.
II.
Opere fuori concorso.
Figurano alla Mostra fino dall' origine fuori di concorso la raccolta di
opere attinenti alla logismografia esposta dal Comm. G. Oerboni, la rela–
zione intorno alle scritture del Comune di Firenze e gli allegati annessi in-